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La storia del Convento di Baida

Le prime notizie relative a Baida sono anteriori all’anno mille, durante la dominazione araba in Sicilia. Visitatori arabi del tempo riferiscono di un casale esistente nella zona ed esaltano la bellezza del paesaggio, l’abbondanza delle acque che vi scorrevano e le virtù terapeutiche della polvere bianca, costituita da un miscuglio di carbonato di calcio, magnesio, ossido di ferro e allume, che vi si trovava abbondante. Proprio da questa polvere sembra che derivi il nome di Baida, che in arabo significa precisamente “bianco”.
Su questo luogo durante il regno normanno di Guglielmo II, nel 1185, l’arcivescovo di Palermo Gualtiero Offamilio, fondatore della cattedrale, edificò una chiesetta dedicata al santo Precursore di Cristo.

La chiesa e il convento che oggi si vedono furono edificati al tempo del regno aragonese, tra il 1371 e il 1388 da Manfredi II Chiaramonte, conte di Modica, ammiraglio del regno e presidente di Palermo. Manfredi, ottenuto in seguito a permuta dall’arcivescovo di Palermo il territorio di Baida, vi costruì la chiesa e un piccolo monastero che abbracciava il lato Nord-Est dell’attuale complesso.

La costruzione dovette essere interrotta quando nel 1392 Andrea Chiaromonte, che era succeduto a Manfredi, fu decapitato dinanzi al suo palazzo dello Steri dal re d’Aragona Martino il Giovane con l’accusa di alto tradimento. Il complesso pertanto si inserisce tra i monumenti del secolo XIV di stile gotico con influssi catalani e locali, che si possono fare risalire a questa nobile famiglia, come il palazzo dello Steri e la chiesetta di S. Antonio Abbate che si trova in fondo al cortile interno dello stesso palazzo.

L’origine chiaramontana del complesso è riconoscibile dello stemma nobiliare costituito da uno scudo sul quale campeggiano cinque monticelli, che si trova nella facciata e nei contrafforti della chiesa e in alcune chiavi di volta del chiostro.

La chiesa, dedicata a S. Maria degli Angeli, e il monastero dei Chiaromonte furono affidati ai monaci benedettini sino al 1596 quando la chiesa e il monastero con il chiostro e il giardino circostante furono ceduti dall’arcivescovo di Palermo Diego di Haedo ai Frati Minori di S. Francesco, facendo di esso una casa di ritiro, ossia un luogo di silenzio, di preghiera e di vita austera. Nel 1686 vi eressero il noviziato per la prima esperienza della vita e della fraternità francescana per coloro che chiedevano di entrare nell’Ordine. Ma nel 1866, in seguito alla soppressione degli Ordini e delle corporazioni religiose, i religiosi dovettero abbandonare il convento. Vi ritornarono, dopo averlo riscattato con ingenti sacrifici, venti anni dopo. Nei primi anni ’50 venne edificata l’ala Ovest del complesso, dedicata alla formazione dei giovani frati che si preparavano al presbiterato e che oggi è stata trasformata nell’accogliente struttura ricettiva che accoglie ogni anno centinaia di ospiti e turisti.

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